Recensioni

Ultimo piano (o porno totale), di Francesco D’Isa

Capii che la passione, e non l’amore, avevano la meglio sulla sua forza. Capii il rapporto con la sorella, ma soprattutto cosa lo aveva spinto alla pornografia, e perché impegnò le proprie energie nella liberazione di sé dal mondo del desiderio. Credo che in cuor suo Claude si credesse una sorta di Buddha del porno, votato alla liberazione della propria anima e di quella altrui. Pur di liberarsi dalle sue illecite passioni avrebbe indifferentemente salvato o sterminato l’intera razza umana. L’importante era trovare la pace

porno totaleIl desiderio è l’attesa del possesso, la ricerca appassionata della soddisfazione. Una definizione semplice, all’apparenza, che porta a una serie infinita di concetti opposti. Il desiderio si subisce o si controlla? Nutre l’anima o la distrugge? E’ carnale o spirituale, o può essere entrambe le cose? E’ sempre lecito o va nascosto, perché alcuni desideri sono indicibili? E’ un concetto affascinante, il desiderio, perché si presta sempre ad una doppia lettura. Un’ambiguità centrale nel romanzo di Francesco D’Isa, in cui prende la forma dei due protagonisti: Claude e Claude, fratello e sorella, rispettivamente regista e attrice di film per adulti. Due facce della stessa medaglia. Opposti e complementari.

Proprio nel mondo del porno si svolge la storia di Ultimo piano (o porno totale), edito da Imprimatur (2015). La storia è narrata da Frank Spiegelman, proprietario della Perverse Angels, un’enorme casa di produzione pornografica situata in un intrigante palazzo di cinquanta piani a Varsavia. Intrigante, come tanti altri piccoli e geniali dettagli di questo sorprendente libro, per la sua struttura gerarchica. Ai piani più bassi – sporchi, pericolosi e dimenticati, come i bassifondi delle grandi città – ci sono ex starlette ed ex attori ormai decaduti e divorati da qualche malattia venerea, e i loro figli sbandati e violenti che sognano una carriera davanti alle telecamere. Piano dopo piano, invece, si ascende all’Olimpo della pornografia. Al paradiso dell’eros. Fino ad arrivare agli appartamenti lussuosissimi dei registi e degli attori più in voga, ai set dei film e dei provini. E, ancora più su, al covo di Spiegelman stesso, il nostro narratore, che come un dio supremo vede e racconta ogni cosa del mondo di cui è creatore. La trama in sé è semplice, ma dai risvolti inaspettati, e ruota attorno a tre elemeni. La carriera di Claude, il miglior regista di film porno del momento. Forse perché conosce il tormento del desiderio e sa quali tasti premere per accenderlo nelle vite altrui. Forse perché è oltre la passione. Forse perché è il migliore, e basta. Il secondo elemento è la carriera della sorella minore di Claude, Claude, in arte Eva Bolena. La più grande e apprezzata pornostar del momento, senza filtri, senza freni, senza vergogna, senza remore. E il terzo elemento, il più importante: un film, l’ultimo della carriera da regista di Claude. Un film terribile, che scava talmente a fondo nell’indicibile mondo del desiderio da portare effetti irreversibili in chi lo guarda.

Chi tra noi è in pace col sesso scagli la prima pietra.

Non voglio svelare altro della storia: leggerla è un piacere, e lasciarsi sorprendere dalla piega che prende – e dal finale –  un piacere ancora più grande. La trama funziona, l’idea che c’è alla base è unica, la scrittura scorrevole, piacevole, ironica. E’ particolare la scelta del mondo della pornografia per sviscerare il desiderio, un concetto che sembra lontanissimo dai gesti meccanici prescritti dal copione e dal godimento simulato davanti alle telecamere. E invece proprio questo diventa il contesto ideale per indagare la vera natura della lussuria, così come è davvero, nell’unico luogo che la definisce: noi. Nonostante l’argomento, Ultimo piano non è un libro erotico. Ma, e questa è la sua forza, riesce a trasmettere le stesse sensazioni: l’atmosfera sospesa, la tensione appena percettibile che corre sotterranea dalla prima all’ultima pagina, la curiosità. Soprattutto la voglia di conoscere il “porno totale indicibile e terribile”, sempre più forte del pudore di non spingersi così oltre.

Chiara Beretta

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