Recensioni

Un uomo chiamato Ove e un romanzo da manuale

uomo ordine mondoDai, diciamolo: questo libro non può non piacere. Ha tutti gli ingredienti giusti: un protagonista a cui ci si affeziona, personaggi secondari un po’ macchietta, una trama semplice ma non banale, lacrime e risate. Da manuale. Il che mi ha innervosita leggermente, leggendo: Fredrik Backman, ti piace vincere facile. Ma alla fine è stato più forte di me: L’uomo che metteva in ordine il mondo (Mondadori 2014)inspiegabile traduzione dell’originale En man som heter Ove, un uomo chiamato Ove, mi ha conquistata completamente e senza sforzo.

L’autore è un giornalista e blogger – a quanto pare – molto seguito in Svezia. Il protagonista del romanzo, Ove, è nato proprio dalle pagine del suo blog e i lettori l’hanno amato a tal punto da chiedere a Backman di scriverci un libro. Una mossa azzeccatissima, visto che L’uomo che metteva in ordine il mondo non solo è stato un caso letterario di successo in Svezia, ma è stato anche tradotto in oltre trenta Paesi.

Il romanzo ha per protagonista Ove, un burbero, ossessivamente abitudinario e taciturno 59enne

Fredrik Backman

Fredrik Backman

che da un giorno all’altro perde il lavoro. Vedovo da sei mesi, si ritrova da solo nella sua casa vuota, in un tranquillo quartiere residenziale in una cittadina svedese. Non è una situazione accettabile per un uomo così concreto, per lo più estraneo alle novità tecnologiche del mondo moderno, convinto che una persona sia ciò che fa e non ciò che dice, abituato ad avere una precisa funzione nel mondo. E se questa funzione viene meno, se l’unica persona che nella vita lo ha mai davvero compreso non c’è più, se il mondo fuori dalla porta è pieno di consulenti informatici, app, ipad e altre amenità… non resta che uccidersi. Da queste premesse si potrebbe immaginare una storia drammatica. La forza del romanzo è che, invece, seguono pagine piacevoli, a tratti addirittura comiche. Sono frequenti i tuffi nel passato che, capitolo dopo capitolo, ci aiutano a capire questo strano personaggio, le sue ossessioni e le sue solitudini. Alla fine è impossibile non amarlo.

Per godersi davvero questo romanzo serve una sana dose di sospensione dell’incredulità. L’autore chiede in sostanza di non essere troppo puntigliosi, di lasciarsi andare, di crederci. E alla fine, anche volendo a tutti i costi storcere il naso, non ha molta importanza se, ad esempio, il gatto si comporta come un cane (o peggio). Il ritmo della storia è perfetto, come l’alternanza grandiosa di pagine divertenti e pagine strazianti. Se avete la lacrima facile, l’effetto Dottor Jeckyll e Mr Hyde è garantito. Il finale mi ha causato un certa ansia, quell’ansia da ti-prego-non-rovinare-tutto. Ma anche in questo caso non poteva cavarsela meglio. Dannatamente da manuale.

Chiara Beretta

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