Recensioni

Si sta facendo sempre più tardi, di Antonio Tabucchi

“E per addormentarmi penso che ti scriverei che non sapevo che il tempo non aspetta, davvero non lo sapevo, non si pensa mai che il tempo è fatto di gocce, e basta una goccia in più perché il liquido si sparga a terra e si allarghi a macchia e si perda. E ti direi che amo, che amo ancora, anche se i sensi sembrano stanchi, perché lo sono, e quel tempo che era così rapido e impaziente, ora è lunghissimo da passare in certe ore del pomeriggio, soprattutto sul fare dell’inverno, quando se ne va l’equinozio e la sera cala a tradimento e le luci che non aspettavi si accendono nel villaggio. (…) E ti direi di altri fiumi che abbiamo guardato insieme pensando che essi scorressero soli, senza accorgerci che noi scorrevamo con loro. E ti direi che ti aspetto, anche se non si aspetta chi non può tornare, e per tornare ad essere ciò che fu dovrebbe essere ciò che fu, e questo è impossibile”.

Si sta facendo sempre più tardi - A. TabucchiHo due convinzioni su un certo tipo di libri. La prima è che non è sempre il momento giusto per leggerli. La seconda è che, come il vino, migliorano con il passare del tempo. Si sta facendo sempre più tardi (Feltrinelli, 2001) di Antonio Tabucchi incarna alla perfezione entrambe. La prima volta che l’ho letto non ci ho capito molto: vago, oscuro, confuso. L’ho ritrovato qualche anno dopo vago, oscuro e confuso: l’ho adorato.

Il romanzo è in forma di lettere, tutte indirizzate ad una donna. Tante donne diverse o sempre la stessa? Chi è, dove si trova? Il poco che sappiamo di questa misteriosa destinataria lo cogliamo di sfuggita tra le righe, quando l’autore rievoca il passato e riflette sulla sua condizione, sulla sua solitudine. Ogni pagina è impregnata di nostalgia, con tutte le sfumature che può avere questo stato d’animo: a volte triste a volte dolce, rassegnata o disperata. Ricorrono ossessivamente temi come l’addio, la distanza, il tempo, la partenza, l’attesa. Questa donna è lontana, è perduta, è stata amata, forse lo è ancora. Ma a mano a mano che leggiamo queste lettere, sempre più confusi, ci accorgiamo che il destinatario assume contorni sempre più indefiniti e vaghi. E’ così soprattutto per il mittente stesso di queste lettere: qualcosa non torna in quello che scrive, nei suoi ricordi. I tempi non combaciano e non possiamo quasi più distinguere gli spazi reali da quelli dell’anima. L’autore aspetta qualcuno, forse qualcosa, ma pare sapere che non arriverà mai. Le lettere forse sono arrivate in ritardo, o non sono mai arrivate? C’è ancora una donna a cui scrivere, è mai esistita?

Non aspettatevi che il libro nell’ultima pagina sveli il mistero. Le lettere finiscono così come sono cominciate: vaghe, oscure, confuse. Ma è un romanzo che sa parlare in modo eccezionale di una parte dell’essere umano delicata e difficile da raccontare, che non è semplice malinconia o nostalgia, ma qualcosa di più segreto. Fernando Pessoa lo esprime in modo meraviglioso: I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l’ansia di cose impossibili, la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo. La donna a cui sono indirizzate le lettere di Si sta facendo sempre più tardi forse è esistita davvero, un tempo, forse no, non ha importanza: il dolore per la sua assenza non cambia. Non cambia la sensazione del tempo che passa insieme a noi, che addirittura ci supera. Non cambia il desiderio di aver vissuto una vita diversa. Non cambia la nostalgia del passato, vero o presunto. Non cambia il rimpianto né l’attesa che accada qualcosa, qualunque cosa. E’ un dolore lieve e vago, a cui ci si abitua.

Questo è quello che ho letto nel libro e che non avevo colto qualche anno fa, la prima volta. Il punto è che, credo, parole come addio, nostalgia, attesa, partenza, ricordo, acquisiscono un significato diverso con il passare del tempo. Più profondo, più legato ai nostri ricordi. Per questo motivo leggere questo libro tra venti o trent’anni anni sarà ancora più coinvolgente e straziante. Forse sarà quello il momento per capirne tutte le sfumature, per dire che sì, è vero: anche per noi si sta facendo sempre più tardi.

 

Chiara Beretta

 

(Ne approfitto per segnalare che la copertina di questo libro, Couple di Kuligowski, ha dietro una storia quasi più bella del libro. Tabucchi l’ha raccontata per Repubblica qui).

 

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